Pubblicato il:

13/02/2026

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    Disturbi spettro autistico

I Disturbi dello Spettro Autistico (ASD - Autism Spectrum Disorders) rappresentano un gruppo di condizioni atipiche del neurosviluppo.

Hanno un esordio precoce, cioè si manifestano in giovane età, con effetti che condizionano lo sviluppo della persona per tutta la vita.


Questi disturbi sono in grado di alterare il comportamento di chi ne soffre in maniera più o meno grave.


Ne vengono impattate la comunicazione sociale, l’interazione sociale reciproca e il gioco funzionale e simbolico:


  • il linguaggio viene compromesso, anche in maniera molto grave, fino a una totale assenza dello stesso;

  • comportamenti, atteggiamenti e modalità comunicative anche non verbali non adeguate all’età, al contesto o allo sviluppo mentale raggiunto. Questo è dovuto alla difficoltà o all’incapacità a sviluppare una reciprocità emotiva, sia con gli adulti sia con i coetanei;

  • interessi ristretti e comportamenti stereotipi e ripetitivi.


Anche lo sviluppo intellettivo può essere compromesso, in forma lieve, moderata o grave.


Alcuni casi presentano invece aree caratteristicamente coinvolte o con manifestazioni comportamentali meno gravi o variabili, a volte accompagnati da uno sviluppo intellettivo normale.


L’intervento di cura per Disturbi dello Spettro Autistico è percorso dedicato alla persona assistita, che muove risorse multiprofessionali e multidisciplinari. Coinvolge genitori e familiari, operatori delle professioni sanitarie, sociali ed educative.


Le famiglie residenti nel Lazio possono contare su un sostegno economico, destinato ai minori con disturbi dello spettro autistico fino al dodicesimo anno di età.

I campanelli di allarme

Se si sospetta che il minore di cui ci si prende cura possa essere affetto da un Disturbo dello Spettro Autistico è importante rivolgersi sempre al proprio medico o pediatra di famiglia.


Già nel primo anno di vita i genitori possono cogliere un primo campanello di allarme: la mancanza del linguaggio o un suo sviluppo atipico.


Un altro aspetto da considerare è la perdita delle abilità che il bambino stava acquisendo.


Nelle storie di questi bambini è frequente il racconto dei genitori che riportano notizie sulla perdita di competenze: comincia a dire qualche parola e poi, dopo un po’ di tempo, non la dice più, ha un buon contatto di sguardo e poi progressivamente lo perde, tende a isolarsi, fa un gioco ripetitivo o sviluppa dei movimenti stereotipati.


In altri casi invece alcune caratteristiche dell’autismo emergono proprio quando il bambino è inserito in un contesto sociale, al nido o alla materna.

A chi rivolgersi?

Rivolgersi al pediatra è il primo passo per capire cosa sta succedendo. Il pediatra svolge un ruolo importante nel riconoscimento precoce dei disturbi dello spettro autistico, perché di solito è il primo punto di contatto per i genitori.


Il pediatra può procedere con i primi test di screening oppure decidere di inviare il bambino al servizio per l’età evolutiva TSMREE della ASL di residenza. Qui verrà effettuata una diagnosi clinica neuropsichiatrica più accurata e l’eventuale presa in carico.

Chi effettua la diagnosi

Il servizio TSMREE (Unità Tutela Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva) è una struttura pubblica territoriale aperta ad accesso diretto che esercita funzioni di prevenzione, tutela, diagnosi, cura, riabilitazione, inserimento scolastico e sociale dei soggetti in età evolutiva (0-17 anni).


La valutazione clinica complessiva è eseguita da un team multidisciplinare di cui fa parte il neuropsichiatra infantile, il terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva, lo psicologo, il logopedista.


Per eseguirla ci si avvale di una serie di test standardizzati e di un iter definito, in cui vengono effettuate osservazioni e somministrati test strutturati specifici per l’autismo, test di sviluppo e prove funzionali.


È indispensabile valutare il bambino globalmente, per descrivere lo sviluppo cognitivo (capacità di comprensione), comunicativo (linguaggio), sociale (capacità di relazione) ed emotivo, per poi definire il piano terapeutico.

La complessità della diagnosi

Nei bambini più piccoli, di 15 o 18 mesi, la diagnosi è più complessa, soprattutto quando l’autismo si presenta in una forma non grave e non associata alla disabilità intellettiva.


Per quei bambini che hanno normali abilità cognitive e non hanno sviluppato il linguaggio, o non hanno ancora sviluppato le caratteristiche tipiche dell’autismo come le stereotipie, è necessario procedere con approfondimenti specialistici che consentano una accurata diagnosi differenziale.


Si possono incontrare difficoltà diagnostiche nei casi più lievi, come nei bambini più grandi senza disabilità intellettiva e magari con un disturbo dell’attenzione che spesso si associa all’autismo.


Un’altra causa di complessità della diagnosi sono le alterazioni del neurosviluppo, che in qualche modo concorrono alla compromissione del comportamento del bambino.

Link utili

Le famiglie con minori con disturbi dello spettro autistico possono richiedere un rimborso per i trattamenti erogati da professionisti privati iscritti nell'Elenco regionale.

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